venerdì 24 agosto 2012

da che punto guardi il mondo....



tutto dipendeeeee  cantavano gli Harabe de palo...(si scriverà così? Mah!)..
In effetti è vero.
E non serve tanto sforzo di cervello per capirlo (sì,ok,a me è servito..contenti?)
Non so voi,ma io mi son spesso chiesta se quel che vivo, sento, vedo,provo, non sia diverso da quel che gli altri vedono,vivono,sentono e provano,perchè cambiano i punti di vista..le lenti con le quali leggiamo gli eventi..le situazioni..le persone..
Sì..insomma..i fatti puri non esistono..leggevo da qualche parte di un qualche libro all'università..forse fisica..forse chimica...forse filosofia...boh..
E allora molto dipende..da come leggiamo il mondo che viviamo.
Ultimamente, non senza una punta di delusione, mi son accorta (ancora e ancora..)che di me, gli altri, non hanno la stessa immagine che ho io. Non quella che penso di aver trasmesso..
Molto influisce il fare, indubbiamente. Ma altrettanto, se non di più, il "come mi leggono".
Perchè se a leggerti è una persona invidiosa..allora qualsiasi cosa fai, diventa un affronto alla sua persona.
Se a leggerti è una persona insicura..allora puoi o diventare un mito o una persona che "si sente chissà chi"..pur..senza far niente di particolare..
Se a leggerti è tua madre..qualsiasi cosa fai...lei lo sapeva già prima di te (perchè le mamme sono come Dio..e ti conoscono molto meglio di te..)...sa quel che sei veramente, anche se a te riesce difficile ammetterlo.
Ecco..riflettevo..è difficile convincersi di essere  in un determinato modo..quando a leggerti sono persone con lenti differenti..e differenti dalle tue....
Eccezion fatta per le "costanti"..cioè quelle cose, quegli aspetti, di te, del tuo fare, che riscontrano in tanti. Pur con lenti differenti.
Ecco, in quei casi, si può dire che riesci a scoprire un pezzo di te, attraverso gli occhi altrui.
E anche se ti fa rabbia..ti è difficile...ti sembra quasi un affronto...ammetterlo...non puoi non tenerne conto: se più di una persona ha notato la stessa cosa in te, allora comincia a domandarti se non ci sia un briciolo di fondamento in quel che t'è stato detto..(e meno male che si notano anche cose positive eh..).
Pensare che tutto dipende da come leggiamo gli altri e da come siamo letti, dovrebbe, almeno in teoria, sollevarci dal peso di delusioni, di aspettative non corrisposte..da risentimenti...amarezze e così via. 
Insomma... è solo un punto di vista. Che non coincide necessariamente col mio essere.Posso farne tesoro, indubbiamente, ma posso anche non lasciarmi condizionare.
Uno dei miei zii, col quale amo parlare a lungo, di teologia, filosofia..vita...cani..campagna ecc..(lo zio che mi ha iniziato agli U2 e ai Pink..Che Guevara e ai giri in auto col finestrino abbassato..) in uno dei nostri lunghissimi discorsi (sì..è una cosa di famiglia parlare molto...ma solo quando c'è sintonia..) l'altra sera..ha detto:
"io non capisco i permalosi.."
"in che senso?" gli ho chiesto
"eh..cioè..non capisco quelle persone che se la prendono..o prendono tutto sul personale..anche quando fai discorsi generali..o quei discorsi un pò insipidi sulla differenza uomo donna..no? Cioè..magari si parla di uomini che sono così..e una donna dice che gli uomini sono così..cosà..ecc..insomma, un argomento scherzoso..Poi capita che c'è il tizio che se la prende..uno parla in generale..non dice Tu Mario sei così ecc..no..e lui se la prende..comincia a rispondere in malo modo..ecc. Oppure i permalosi depressi..quelli che se dici qualcosa in generale sempre..loro se la prendono e non te lo dicono..oppure ci stanno male..anche se tu non ti rivolgevi a loro..anche se il discorso era di quelli sciocchi..tra amici..Ecco,non li capisco.."
"beh..sai..non siamo tutti uguali...boh..pure io me la prendo...poi dipende..se qualcuno mi dice "tu..sei.." o "le persone come te.." allora sì..è un fatto personale.."
"Sì..va beh..però io no..cioè..a me tu puoi dire quello che vuoi..perchè tanto so che non mi riguarda.Quel che dici è quello che pensi tu, di una cosa in generale..non di me,quindi la ascolto e basta.Se poi ti rivolgi a me, nello specifico, ti ascolto, e se sono convinto che non sono come dici tu, non me la prendo..è questione di sicurezza in sè..e di come ti leggono gli altri. Se una persona indossa una lente particolare per leggere,la persona, il fatto, la cosa, la situazione che sta leggendo sarà letta con quella lente e sarà diversa se indosserà una lente diversa."
E siam andati avanti per ore...
E io mi ritrovo qui..a rimuginare...Perchè in effetti è vero...tutto dipende..da che punto guardi il mondo..da come guardi le persone...dai preconcetti di cui siamo intrisi..dal fatto che si sia prevenuti o meno...dalle lenti che indossiamo...e da quelle che indossano gli altri..

29 commenti:

  1. Super d'accordo. Mi viene in mente un esempio un po' scemo ma neanche tanto. Io sono un maledetto ottimista (cioè, mi autoimpongo di guardare il mondo per il verso positivo perchè altrimenti sarei triste) mentre mia morosa è di un pessimismo assurdo. Una cosa tipo Leopardi. Beh no, troppo esagerato il caro Leo. Comunque dicevo che si, vedere la vita in un certo modo forse è limitante. Mentre in certi casi non lo è. E mi sa che sto sviando un po' il tema del tuo post... Vabè, ti do ragione. A seconda delle lenti di ognuno non solo si affronta la vita in modo diverso, ma si vedono pure le persone in modo diverso e di conseguenza si appare agli occhi degli altri in maniera diversa da ciò che realmente si è.

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    1. Dici che vedere la vita in un certo modo è limitante..non so..forse..o forse no..d'altronde siamo noi a considerare limitante un certo modo di vedere..non la persona che lo adotta e allora chi ha ragione?Entrambi..penso:-)Pessimismo?Mannò..tu comprale un paio di occhiali con le lenti rosa..o falle indossare i tuoi..:-)

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    1. ..volendo..si può..:-)A presto!:-)

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  3. Vero, ma penso anche che a seconda del contesto e delle persone con cui parliamo sveliamo una parte di noi che magari ad altri celiamo, o per lo meno io lo faccio da sempre e so che c'è chi mi considera una persona chiusa e chi invece una burlona mai seria.... in realtà sono entrambe le cose ;)

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    1. sì,possiamo essere diversi a seconda delle persone con le quali interagiamo..O meglio,sembriamo tali..ed è come dici tu,cioè che sveliamo una parte di noi stessi nei modi, nei tempi e con le persone con le quali ci sentiamo di farlo..beh non mi riferisco solo a svelamenti di segreti o similia...ma è che abbiamo il sentore di poter essere quello che siamo,nelle mille sfaccettature che noi siamo,solo trovando una persona(non mi riferisco solo come coppia..)con la quale ci viene spontaneo..anche se inconsciamente ecco..Però,la questione del contesto e di noi al suo interno ecco..per me è sempre complicato..

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  4. anna dice "non perdere tempo a numerare i cadaveri. e' il colpo d'occhio che conta". ha parecchisignificati. uno possibile e': lavoriamo sull'approssimazione, senno' impazziamo. io ho visto gente andare fuori di cervello cercando di capire se il colore rosso che vedeva era il colore rosso che vedono gli altri... :)

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    1. Sì,vero,lavoriamo per approssimazione.La sicurezza,nei rapporti interpersonali, non è una presenza ferma.Anzi.Oh beh,tranquillizza Anna..non vado fuori di cervello cercando di capire se gli altri vedono rosso dove lo vedo io ecc..Forse..Ps: è che quando inciampi in fraintesi..malintesi..doppisensi..persone prevenute..e svelamenti improvvisi quanto laceranti..non puoi non chiederti se e quanto gli altri condividano le tue lenti...

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  5. ti dirò, ho ragionato poco sulla questione. Non condivido in pieno il pensiero di tuo zio. Cioè ok, io so di essere in un modo, ne sono sicuro, e so pure che io posso gestire il mio modo di essere in base a chi ho davanti. So di poter sembrare antipatico o simpatico, ma so pure come fare per VOLER sembrare simpatico o antipatico. Tuttavia penso bisogna aggiungere una fetta di dubbio dovuta ad una nostra istintualità, ad azioni o pensieri o gesti o cippalippe a cui non facciamo caso, ma che porta chi abbiamo di fronte a credere che noi siamo in quel modo in cui ci sta vedendo. magari si sbaglia, però è un po' colpa nostra, anche se non lo vogliamo. comunque come ti dicevo non ci ragiono molto perchè sarebbe un incubo, perchè chi si convince che tu sia in un modo, a volte resta convinto così e non puoi farci nulla se non sfancularla XD ciao cara!! bacino

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    1. Concordo sulla tua ultima frase.Beh,anche su tutto il commento..Quel che mio zio intendeva,per dirla in sintesi,era che qualsiasi opinione o giudizio l'altro esprime di me,io non mi lascio toccare,non me la prendo,non mi lascio infastidire o peggio. Men che meno quando i discorsi son generali e non si riferiscono a me nello specifico.In quest'ultimo caso,infatti,sarei io a indossare una lente che mi fa vedere nell'altro un attacco nei miei confronti,pur se non lo è. Ed allora è legittimo il "ma che c'hai la coda di paglia?":-)Beh,in sostanza, sì, possiam anche sapere come fare per risultare antipatici o simpatici..ma Pier..tu hai la certezza che pur volendo e sapendo come fare..risulterai veramente e sempre simpatico?Scusami..non voglio incasinarti il cervello...

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    2. no, non ne sarei sicuro, ma quanto meno ci proverei ( fermo restando che cercare di sembrare in un modo in cui non sei, è inutile)...diciamo che non me la prendo se si fa un discorso generico sugli uomini per dire ( io uomo?? si credici XD) però personalmente sarebbe un punto di partenza per una riflessione personale... certamente non mi metterei a litigare, ma se mi si dice una cosa sensata allora ci penso e mi studio :)

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  6. Questa dei punti di vista è una riflessione che può far venire le vertigini... Rischia anche (almeno, nel mio caso sinceramente è così) di far diventare presuntuosi, perché guardandosi attorno si vede un tale piattume intellettivo che se si ha un'intelligenza appena madioalta non si può evitare di considerare, con gratitudine, il proprio punto di vista come privilegiato e fortunato. Però poi credo che in fondo sia meglio, e più produttivo, andare alla ricerca dei punti in comune: se è vero com'è vero che persino un moscerino ha un dna QUASI uguale al nostro, allora è probabile che anche le persone che ci sentono e ci leggono riescano ad afferrare almeno il 99% di quello che diciamo, e che a sfuggire, o a essere interpretabili o fraintendibili, rimangano solo piccole sfumature. O almeno spero... :-)))

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    1. Zio sì..è una riflessione da vertigine! E bisogna non darle troppo spago altrimenti...Presuntuosi..mah..sì..cioè dipende..da che lenti indossiamo..per guardare il mondo e gli altri.Perchè è pur sempre una particolare lente,la nostra,quella che ci permette di guardare gli altri(per ammirarli,criticarli ecc.)E se partiamo dal presupposto che le nostre lenti siano le sole ben pulite,le sole giuste..sì..possiam peccare di presunzione.E alzi la mano chi non l'ha fatto almeno una volta (o scagli una pietra se vuole ecco..).Più che una considerazione su quale sia il punto di vista migliore o peggiore o cose del genere..a me vien da rimuginare sulla diversità dei punti di vista.E sul fatto che non si possa mai essere certi di quel che l'altro pensi o legga in noi/di noi. Hai ragione,bisogna focalizzarsi sui punti in comune. Vorrei avere la stessa convinzione che hai tu: io dubito,spesso,e la vita me ne dà prova ahimè,che gli altri afferrino il 99% di quello che siamo.Un pò dipende dalle lenti che indossano,un pò dipende da noi..un pò..chissà..Beninteso il mio discorso,lo ribadisco,non intendeva fare discrimini tra punti di vista,facendone una gerarchia o una classifica.PS: il bello dell'avere lenti differenti è che possiamo cogliere diverse sfumature di uno stesso fenomeno..io in un modo..tu in un altro..un altro in un altro ancora...:-)

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  7. Mah .. argomento complesso, secondo me nei rapporti interpersonali, giocano diversi fattori:

    da una parte come ci si pone, cosa si rivela di sè e come ci si rivela, dall'altra come l'altro (o l'altra) leggono il nostro modo di porci.

    Mi spiego: non è sufficiente, per essere "compresi" e per essere visti come si è (o almeno come ci si mostra) esprimere se stessi, bisogna are all'altro anche la chiave di lettura giusta, o almeno verificare che questa chiave ce l'abbia e la usi. Altrimenti, in assenza di indicazioni, uno legge l'altro con la propria chiave standar, e questo può provocare un sacco di malintesi.

    Poi uno può decidere che comunque la chiave che gli viene gentilmente offerta non la usa, ed in quel caso non c'è salvezza :-)

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    1. Sì,argomento complesso..e sì,non è così facile capire i reciproci condizionamenti(nel senso di interreazioni e interpretazioni).Ognuno si pone all'altro nel modo che gli è più consono,nel modo che gli è più familiare.Poi si può cambiare,vedendo apertura e accoglienza dell'altro,per esempio.Ci si sente,cioè,più a nostro agio.Noi siamo noi stessi sempre,come ha detto Clyo,e mostriamo a ogni persona che incrocia il nostro cammino una parte di noi,diversa a seconda della persona che incontriamo.Il modo di porsi è importante,ma lo è forse di più la chiave di lettura.Ecco,Old,tu come fai a capire che la chiave di lettura che tu hai di una persona,te l'ha data quella persona stessa e non è,invece,frutto di una cosa tua?Diamo chiavi di lettura differenti a differenti persone oppure ogni persona ha una sua chiave di lettura di noi?Sì,uno può decidere se accettare la chiave di lettura offerta o rimanere con la propria.Personalmente ho spesso cambiato chiave di lettura. Cioè ho cambiato la mia chiave di lettura del mondo e delle persone.Spesso passando dal negativo al positivo e ora,ahimè,dal positivo al negativo(dove in negativo non c'è mai comunque cattiveria).

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    2. Ah,dimenticavo..la chiave di lettura non cambia a seconda del contesto,giusto?Perchè è uno "strumento"che usiamo per rapportarci al mondo/agli altri.Allora ecco,se io offro di me una chiave di lettura,come mai nello stesso contesto,con differenti persone,io avrò comunque letture di me diverse?

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    3. quello che io cerco di fare (il che non vuol dire che ci riesca) è di essere abbastanza cauto e di prendermi il mio tempo per capire, senza dare per scontato che la realtà sia quella che vedo (o che voglio vedere). E non esito, se ne val ela pena, a chiedere, a domandare, a non dare niente per scontato, a pensare di aver capito tutto.

      Sulla chiave, può essere vero che la chiave di lettura che tu dai è sempre la stessa (ma non è una cosa scontata neanche quella, perchè tu potrestie ssere interessata ad evidenziare alcune parti di te, rispettoa d altre, in abse al contesto). Il problema è che poi deve essere utilizzata in maniera corretta, e questo dipende anche dagli altri.

      Diciamolo, i rapporti umani sono complicati, ed ognuno di noi ci mette del suo :-(

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    4. Anch'io old ci vado "coi piedi di piombo" nelle relazioni umane..per le tante..troppe batoste ricevute..E cerco di non dare mai per scontato.Ma sai che succede old?Che non è tanto un dare per scontato che l'altra persona ci conosca(mi riferisco in generale,non al rapporto di coppia),quanto nel fatto che dopo un bel pò di tempo che ci si conosce,si pensa che l'altro veramente sia così,la pensi così,ti veda così "come dice".Poi un giorno,scopri che non è così e,qui sta il bello,non ha mai pensato così.Solo che per educazione,galateo,diplomazia,quel che vuoi,non l'ha detto.Salvo poi dirtelo in un colpo solo.Sì,le avvisaglie ci sono state e io avrei dovuto chiarire se non troncare prima,ma i malintesi capitano,i fraintendimenti anche,no?Basta provare a venirsi incontro,chiarirsi.Ma ecco,come fai a capire che l'altro,veramente,ha voluto chiarire e invece non ha fatto altro che reiterare il solito comportamento di omettere di dire per conservare tutto dentro e poi vomitarti tutto addosso?Per questo mi dico che io ci provo a dare di me la stessa chiave di lettura,conscia di non riuscire ad essere sempre fedele a me stessa per quel gioco di reciproche interazioni e influenze,che è la relazione interumana. Ma non posso far nulla contro delle lenti che vogliono sempre vedere allo stesso modo,anche quando ti dicono che non è così,ti rassicurano,ti elogiano magari,addirittura,e poi,bam..Posso,di me,dare una immagine che è parziale.Questo lo so.E posso volerlo fare in modo intenzionale o inconsciamente.Nel mio blog non parlo di tutto quel che vivo e provo e dei miei stati d'animo e di salute,per esempio.Sono cose che volutamente tengo fuori di qui,perchè voglio che di me si sappia altro,perchè so che se parlassi di malattia,per esempio,la chiave di lettura che tu come altri,avreste di me,sarebbe irrimediabilmente diversa,parziale.Così se parlassi dei miei variegati stati d'animo.Non voglio falsare,non voglio mentire,quella che sono qui è una parte grande di quella che sono.Non so che chiave di lettura sto dando,mi preoccupo di essere sincera e vera e di non fingermi diversa da quella che sono.Ma sono conscia che nonostante la mia preoccupazione ognuno di voi avrà di me una lettura particolare.Sì,dipende molto anche da come gli altri usano la tua chiave di lettura di te stesso.E sì..i rapporti umani,lo ripeto,son complicati.

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    5. Io credo che sia inevitabile, specie in contesti virtuali come questi, dare di se una visioen aprziale, ovvero lasciar vedere solo quello che si vuol far vedere (anche io non parlo assolutament edi una serie di elementi della mi avita che pure esistono ed hanno la loro importanza).

      Questo nel reale non dovrebbe accadere. Peròè una cosa è omettere, altra è mentire, dire cose che non si pensano. Perchè in questo caso si mina il rapporto (di qualunque tipo) nelle sue fondamenta, così che prima o poi , inevitabilmente, crolla

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    6. Nel reale non dovrebbe accadere.Ma accade.Nel senso che non con tutti,nel reale,ti apri completamente e dici tutto di te.Come loro di loro.Non è mentire,è omettere.Almeno finchè non ci si sente a proprio agio.Poi,è questione anche di capire con chi poterlo fare e con chi no,chi è capace di accettarlo senza esserne travolto e chi no.Sì,hai ragione,mina il rapporto dalle fondamenta e poi crolla.Il guaio è che te ne accorgi sulle macerie,che in realtà il fondamento era falso.Sarebbe meglio accorgersene prima.Per questo bisognerebbe incontrare sempre persone vere e non false.Senza contare quelle prevenute.Ecco,in quest'ultimo caso,avrei dovuto quantomeno troncare ai primi segnali e non,come mio solito,cercare di giustificare e concedere le attenuanti.

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    7. il fatto è che uno dovrebbe riconscerle subito, le persone fals eo prevenute, e comportarsi di conseguenza, ma non è sempre così.

      Poi appunto, la omissione in un rapporto light ci sta tutta, la bugi ano ... se cominci un rapporto con una bugia ch etipo di rapporto può essere?

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    8. Eh..mah...un non rapporto credo..Le omissioni sono in un certo qual senso,contemplate,come dire..quasi.."normali"..non si può dir tutto tutto. Però se fin dall'inizio si parte prevenuti e strada facendo non ci si discosta da quel che si pensa,ma,anzi,si legge (non necessariamente in modo conscio)ogni evento,ogni frase,ogni azione,come una conferma del preconcetto,non si può far nulla. Al massimo lo si fa notare..Ma è un circolo vizioso..quindi anche il farlo notare..E' verissimo anche che ci rapportiamo agli altri per come percepiamo e consideriamo noi stessi,sia che ci amiamo sia che non ci amiamo,sia che ci amiamo troppo che troppo poco.Sia che tendiamo a dar la responsabilità di tutto quel che ci accade ad altri,sia che la si attribuisca solo a se stessi.

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  8. Ti rispondo intanto con copia in colla(parziale) di un mio vecchio post ;)

    L’uomo non è che la propria immagine.
    I filosofi posso dirci che è indifferente ciò che il mondo pensa di noi, che solo ciò che siamo ha valore. Ma i filosofi non capiscono niente. Finché viviamo con la gente siamo soltanto ciò che la gente ci considera. Pensare a come ci vedono gli altri e fare di tutto per rendere la nostra immagine più simpatica possibile viene considerato una specie di finzione o di comportamento sleale.
    Ma fra il mio io e quello degli altri esiste forse un qualche contatto diretto senza la mediazione degli occhi?

    Milan Kundera (L'immortalità)

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    1. Bella citazione:-) Kundera ha ragione,in parte almeno.Per me,ovvio.L'immagine di noi è quasi sempre lo specchio di come ci vedono gli altri,l'identità infatti si forma così.Ma abbiamo anche una nostra identità che può non coincidere con quello che pensano gli altri,con l'immagine che gli altri hanno di noi. Per contro,però,l'immagine che gli altri hanno di noi,conta per noi moltissimo.Fare di tutto per renderci simpatici ecc può essere considerato una finzione o un comportamento sleale?Dipende.Dal perchè,dal come.Di fatto lo facciamo tutti,inconsciamente.Perchè vogliamo tutti essere apprezzati e accettati.Bellissima la frase finale di Kundera..Devo ritrovare quel tuo post:-)PS: io ho letto per un esame all'università,Goffmann e la vita quotidiana come rappresentazione..bella teoria che si ricollega alla tua citazione di Kundera.:-)

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  9. Sono pienamente d'accordo con te! Ognuno proietta se stesso in ciò che vede... Per questo penso che bisogna fare un gran lavoro su di sé, perché se riusciamo ad avere lenti rosa, il mondo sarà rosa...

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    1. Avere lenti rosa è un duro lavoro..ma si può sempre tentare,no?:-)

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  10. Ma infatti il caro Pirandello non diceva che eravamo uno, nessuno e centomila? Ehehehe.
    Ragionamento molto profondo il tuo e per l'ora in cui ti leggo è anche troppo complicato.
    Però sono d'accordo sui punti di vista, il mondo è vario sui gusti, quindi anche sui punti di vista.
    Pensa se la pensassimo tutti allo stesso modo!
    Un antipatico non avrebbe amici, e un simpatico non saprebbe mai chi scegliere per primo per uscire perché avrebbe la fila davanti casa :D

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    1. Si Meli,infatti..E' bella la diversità di opinioni,di gusti,di punti di vista..ci si arricchisce e si riescono a cogliere più sfumature,particolarità dello stesso evento.E' il bello dell'essere diversi.Il brutto è quando si proietta fuori un punto di vista proprio,additandolo però come difetto,nell'altro..Pirandello aveva ragione...:-)

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    2. Però il confronto con gli altri ci serve,ci aiuta,ci amplifica come persone.Permette di vederci sotto aspetti differenti,aspetti che per noi possono essere sconosciuti o difficili da ammettere..

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