Qualche giorno fa ho rivisto un film.
Ogni tanto capita.
Di rivederne uno.
E mi stupisco di come quel che "capita"...alle volte..capiti proprio " a fagiolo"..
O sarà che quando pensiam a qualcosa e questo pensiero ci accompagna per molto tempo, finiam col farci catturare da quelle cose che gli son affini?
Un pò come quando abbiam fame e andando in giro sentiam solo il profumo del pane uscito dal forno o ci attirano i ristoranti...
Ad ogni modo, rivedo il film (a dangerous method) perchè sì, Fassbender è sempre un bel guardare, sì Viggo Mortensen è uno dei pochi cinquantenni attraenti per il quale valga la pena mettere da parte i moniti della mamma, sì Vincent Cassel è un bello-non bello che attira come pochi, sì Keyra ha un seno così piccolo (almeno prima di rifarselo) che i miei complessi possono starsene buoni...ma,tornando a fare la seria, sì perchè mi ha dato occasione di interrogarmi su molte questioni della mia vita personale e non.
Ora, per quanti di voi l'han già visto, magari fanatici freudiani sempre a pensare al sesso come causa e motore di tutto, dico subito che no, non è a quel genere di pensieri che ho pensato.
C'è una scena nel film in cui i ruoli del paziente e del "dottore"si invertono e capita che l'analista venga analizzato,un dialogo interessante. Specie se non lo si vede con occhi limitanti.
Si svolge all'incirca così:
Jung: Quindi lei non crede nella monogamia..
Otto Grass: Per un nevrotico del mio livello, immaginare un
concetto più logorante è impossibile..
Jung:..e non trova che in fondo..sia necessario o
desiderabile..porsi qualche limite come contributo personale al tranquillo
svolgersi della civiltà?
Grass: a che pro? Per ammalarmi di sicuro?
Jung: Penso che una qualche forma di repressione sessuale
vada praticata in ogni società razionale..
Grass: non c’è da stupirsi che gli ospedali trabocchino…Se
c’è qualcosa che ho imparato..nella mia breve vita è questa: non reprimere mai
niente.
Ed ho cominciato a pensare a quanto,veramente, reprimiamo noi stessi e quel che vogliamo (in tutti i sensi). Quanto lo facciam in modo quasi inconsapevole,perchè frutto dei nostri condizionamenti..
Quanto ci lasciam quasi bloccare,frenare, frenando il nostro essere..in nome di chissà quali princìpi (dove va l'accento???)
Soluzioni?